Instabilità politica, Europa e populisimi

Mentre scrivo è il 12 maggio e sono passati 69 giorni dalle ultime elezioni politiche. Ancora non si è formato un Governo e, nonostante i vari mandati esplorativi che il Presidente Mattarella ha assegnato, non c’è un vero accordo politico tra nessuna delle parti in gioco. A peggiorare le cose, poi, è arrivata la notizia che il leader di Forza Italia è stato riabilitato annullando gli effetti della condanna subita nel 2013.

Dopo più di due mesi di attesa non è più possibile aspettare a tempo indeterminato, anche perché ci sono delle scadenze importanti ed in questa situazione, ad esempio, sarebbe inevitabile l’aumento dell’aliquota dell’IVA (clausola di salvaguardia).

Di contro, però, c’è da dire che questa incertezza non è un fenomeno solo italiano e, almeno per una volta, ciò che sta accadendo in questi giorni non è un’anomalia “tutta italiana”. In queste poche righe farò una piccola analisi e mi permetterò di esprimere qualche opinione personale.

Immediatamente a partire dal 5 marzo è stato subito lampante che per la formazione di un Governo sarebbero stati giorni difficili. Aldilà delle dichiarazioni squisitamente politiche e dei vari slogan di partito, la realtà matematica ci dice una cosa chiara ed inequivocabile: tutti sono stati clamorosamente sconfitti. Nessuno mette in dubbio che il Movimento5Stelle abbia raggiunto un risultato straordinario (da solo ha preso oltre il 30%…), oppure che la crescita della Lega sia stata straordinaria (tanto da superare in modo netto tutti gli altri alleati) ma, di fatto, questi sono solo ragionamenti da bar: ciò che davvero conta è che il 92,5% dei voti espressi dagli italiani sono spaccati in tre grandi poli di cui nessuno ha raggiunto una maggioranza assoluta.

Analizzando i numeri un po’ più da vicino si nota immediatamente che la coalizione di Centrodestra ha raggiunto la maggioranza relativa con un importante 37%, ma questo è frutto della somma dei risultati ottenuti da più partiti dove la componente più rilevante non va oltre il 17,4%. Il Movimento5Stelle, invece, ha da solo raggiunto il 32,7%. In pratica il M5S ha quasi pareggiato con il Centrodestra ma il suo risultato non è internamente frammentato. La differenza Centrodestra-M5S è di un 4,3% che, per puro caso, risulta essere esattamente il risultato elettorale di Fratelli d’Italia (dato non particolarmente rilevante, ma è una coincidenza abbastanza curiosa).

La coalizione di Centrosinistra, invece, è risultata la grande sconfitta a causa del crollo di voti ottenuti. Tuttavia, da un punto di vista esclusivamente matematico, le cose non stanno proprio così: in termini di coalizione il risultato è stato un deludente 22,8% ma se andiamo a vedere com’è composta questa quota possiamo notare che il Partito Democratico ha raggiunto da solo il 18,7% ossia la quasi totalità (circa 82%) dei voti di coalizione. Ed è il secondo partito d’Italia!

Ok, ho snocciolato abbastanza numeri da annoiare chiunque… Ma c’è un motivo: l’analisi matematica di questi numeri dimostra in modo palese che nessuno ha davvero vinto e che la situazione è stata (ed è) gestita in modo erroneo. Tutti hanno la necessità di allearsi con qualcuno, ma i veti che ognuno ha posto rendono la situazione completamente surreale: il M5S ha sempre voluto escludere da qualunque trattativa Forza Italia, trovando solo nella Lega il suo interlocutore a Destra. Allo stesso tempo la Lega ha sempre detto di voler escludere il PD da qualunque trattativa. Entrambi gli approcci non tengono in considerazione l’aspetto meramente numerico della situazione: il M5S è imprescindibile perché da solo è una forza che rappresenta circa un terzo degli italiani ma se l’accordo di Governo deve essere preso guardando a Destra, allora è necessario prendere l’intera coalizione senza riserve. Se, invece, si considerano i singoli partiti l’unica soluzione è guardare a Sinistra dove il PD ha preso più di 400.000 voti in più della Lega.

Il PD ha escluso questa possibilità e, pertanto, adesso la trattativa è tra il M5S e la Lega. E vedremo in questi giorni cosa succederà…

Quello che è successo in Italia, però, non è un evento strano o isolato: pensiamo alla Germania, dove i risultati delle ultime elezioni hanno determinato circa 6 mesi di totale incertezza e dove i negoziati hanno portato ad una maggioranza piuttosto particolare. Merkel è ancora “die Kanzellerin” ma risulta decisamente indebolita rispetto a qualche anno fa.

Viviamo in un periodo di forti incertezze e di crescenti populismi e protezionismi in tutto il Mondo. La vittoria di Donald Trump negli Stati Uniti (nonostante sia un personaggio estremamente controverso), il ballottaggio in Francia con Marine Le Pen (nonostante le sue idee estremiste) fino ad arrivare ai risultati elettorali della Lega e del M5S in Italia.

E in tutto questo ci sono delle grandi incoerenze di fondo: rimanendo in Italia abbiamo l’esplosione di un movimento giustizialista ma questo non ha reso più “oneste” le persone che lo votano (quanti elettori del M5S magari evadono l’IVA se hanno bisogno di un idraulico oppure superano i limiti di velocità in città?); è cresciuto un partito anti-immigrazione che vorrebbe lo straniero messo alla porta al grido di “Prima gli italiani” ma poi magari sono gli stessi che fanno caporalato proprio sfruttando gli immigrati pagandoli 3€/h…

Credo che per superare questo difficile periodo l’Unione Europea debba fare un grande “mea culpa”: il continente si è unito, certo, ma guardando troppo al mondo dell’economia e, soprattutto, in modo che ogni Stato avesse la possibilità di guardare solo al proprio interesse. Lo dimostra l’emergenza dei migranti: ogni Stato vuole fare delle regole che consentano a loro stessi di riceverne il meno possibile senza pensare alla situazione degli altri paesi. Le politiche europee sono fatte dai singoli Stati che ragionano con un’ottica locale e non davvero globale. Con il problema, poi, che quelle regole una volta approvate si applicheranno su una scala più vasta avvantaggiando o svantaggiando i singoli stati a seconda dello specifico caso in esame. Chi risulta svantaggiato nutre rancore verso gli altri, creando malumori che fanno crescere i movimenti sovranisti.

Fino a che non sarà risolto questo problema i populismi cresceranno e saranno sempre più potenti: per ora non hanno ancora la forza di sovrastare tutti gli altri, ma stanno diventando sempre più grossi e rilevanti e per combatterli davvero servono delle politiche più eque e completamente diverse da quelle che abbiamo visto negli ultimi 15 anni.

 

Fonti

Repubblica.it (Notizia riabilitazione)
Repubblica.it (Risultati elezioni)
Today.it

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Informazioni su Alessio

Informatico, fotografo amatoriale ed appassionato di viaggi e scienza...

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