Le prerogative del Presidente della Repubblica, queste sconosciute

Da un po’ di tempo è ufficiale: il governo del prof. Conte è nato morto. Dopo aver percorso la tortuosa e ripida strada del “Contratto per il Governo del Cambiamento” che aveva portato ad un incarico di formare un Governo, tutto è saltato a causa di un solo nome nella squadra. Peccato che il Ministero in questione fosse quello dell’Economia, sicuramente quello più rilevante nel periodo storico che stiamo vivendo.

Ma fino a qui, niente di particolare: che fosse difficile formare un Governo in questa situazione era cosa risaputa e mi sarei davvero stupito che la questione fosse, alla fine, andata davvero in porto.

La cosa sconvolgente è stata l’idea di voler mettere in stato di accusa il Presidente Mattarella (sì, stato di accusa… Non impeachment: per una buona volta usiamo le parole giuste). Meloni e Di Maio hanno fatto esplicitamente riferimento all’art. 90 della Costituzione per la messa in stato di accusa del Presidente della Repubblica per alto tradimento, poiché reputano che quest’ultimo sia troppo influenzato dalle potenze estere. Di castronerie ne avevo sentite tante finora, ma questa le batte davvero tutte. E cerco di spiegare il perché!

Il punto focale della questione è che il Presidente Mattarella si è rifiutato di nominare quale ministro dell’Economia Paolo Savona, persona di grandissima caratura ma con idee ben definite sulla questione della moneta unica. Il Presidente Mattarella non lo ha voluto perché aveva chiaramente detto che al ministero dell’Economia sarebbe dovuto andare un esponente politico che fosse in grado di evitare che sull’Italia imperversasse una tempesta finanziaria che, di fatto, danneggerebbe tutti i Cittadini Italiani. Savona non risponde a questo profilo e, quindi, non lo ha nominato.

Scandalo? Ingerenza? Ma certo che no! L’art. 92 della Costituzione dice chiaramente che il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio e, su proposta di quest’ultimo, i Ministri. Quindi il nome del capo del Governo è scelto con una certa libertà di movimento dal Capo dello Stato, mentre per i Ministri i nomi vengono scelti proprio dal Presidente del Consiglio incaricato. L’effettiva nomina, però, spetta sempre al Presidente della Repubblica ed essa non è, secondo la Costituzione, vincolata alla proposta. Detta in modo più semplice: il Presidente della Repubblica non può nominare autonomamente un Ministro perché questo gli deve essere proposto dal Presidente del Consiglio; tuttavia, trattandosi appunto di una proposta, non c’è alcun obbligo che a questa segua la nomina. Il Decreto del Presidente della Repubblica con il quale si nomina un Ministro non è obbligatorio a fronte di una proposta. Anche linguisticamente questa cosa dovrebbe essere chiara (anche se, ultimamente, conoscere la lingua sembra una cosa complessa dati tutti i verbi intransitivi trasformati in transitivi e la lenta ma inesorabile agonia del congiuntivo): una proposta si può accettare o rifiutare. Punto. Fine della storia.

Il Presidente Mattarella non si è asservito alle potenze straniere ma ha pensato che, in questo momento, la nomina di una persona palesemente anti moneta unica avrebbe scatenato un forte contraccolpo finanziario rendendo i tassi di interesse più alti e mettendo a rischio i risparmi dei Cittadini Italiani. Questo non è alto tradimento: è l’esatto opposto! Dire che ha fatto gli interessi, ad esempio, dei tedeschi è un’affermazione di una superficialità sconvolgente.

Inoltre proprio il Presidente Mattarella ha esplicitamente detto che la questione dell’adesione alla moneta unica è di particolare delicatezza e che si può affrontare ma solo con un serio approfondimento ed è da tenere in considerazione che questo argomento non era stato nemmeno al centro della campagna elettorale.

C’è anche da dire che questo ragionamento è perfettamente sensato: l’affluenza alla camera è stata del 72,93%. Lega e M5S hanno ottenuto, assieme, il 50,05% dei consensi. Il che significa che, dando per scontata l’idea anti-euro di tutti i loro elettori, appena il 36,50% dei Cittadini Italiani con diritto al voto si sarebbero espressi più o meno esplicitamente in favore dell’uscita dall’Euro. Pur essendo più di un terzo, di certo non è sufficiente a dire che gli Italiani vogliono andarsene dall’Europa o dalla moneta unica. È come pensare di prendere un 11 ad un esame universitario e pretendere di essere promossi. Ridicolo. Quindi ha fatto bene il Presidente Mattarella ad essere cauto e non certo per dar retta alle potenze straniere, ma per tutelare quel potenziale 63,50% che di uscire dall’Euro non ne ha nessuna intenzione (o, se ce l’ha, non l’ha chiaramente espressa e, dunque, non si può rischiare).

Io sto con il Presidente Mattarella, senza se e senza ma! E se qualcuno vorrà criticarmi, liberissimo di farlo.

 

Fonti

Art. 90 della Costituzione
Art. 92 della Costituzione
Bufale.net (analisi prerogative PdR)
ilPost.it (testo integrale discorso PdR)
ilGiornale.it (FdI per stato di accusa)
ilGiornale.it (M5S per stato di accusa)
corriere.it (Paolo Savona)
il Sole 24 ore (risultati elezioni politiche 2018)

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Informatico, fotografo amatoriale ed appassionato di viaggi e scienza...

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